…non esiste.
Potrebbe esistere l’economia sostenibile, cioè la produzione di beni e servizi derivati da un lavoro – sul quale la nostra Repubblica dovrebbe essere basata – che porta a un guadagno. La finanza non può essere sostenibile, è denaro che cresce in virtù di interessi non legati ad alcuna produzione. Finanza sostenibile è di per se’ un ossimoro nei termini.
Pensavo che a mia piccola azienda fosse sostenibile.
Me lo fanno pensare molti fattori, che vado ad elencare:
- non consumo carburante per raggiungerla
- l’energia usata proviene – garante il mio fornitore – al 100% da fonti rinnovabili: c’è tanto di certificato attaccato alla porta di ingresso
- molti dei fornitori sono aziende “biologiche”: Fattoria Biosole, l’ Orto Bioattivo di Firenze, CarneBio della Fattoria il Palazzo (link a fondo pagina) .
- da quello che mi riferiscono, lavoratori e collaboratori sono felici di partecipare all’avventura della cucina con noi
- portiamo la Cucina Italiana nel mondo assieme all’insegnamento della salute personale e della salute del pianeta
Ma non sembrano essere queste le caratteristiche che fanno di un’azienda un’azienda sostenibile.
A dire il vero ho il sospetto che tali caratteristiche vengano ostacolate e che aziende, a mio parere, davvero sostenibili e “circolari” vengano addirittura eliminate. Purtroppo ne conosco alcune e sono convinta ne conosciate anche voi che leggete.
Cosa significa “azienda sostenibile” secondo i dettami del PNRR? cosa viene “indagato” con il censimento delle aziende – obbligatorio – dell’ ISTAT? Cosa viene richiesto per ottenere la Certificazione di Sostenibilità – per l’ottenimento della quale è necessario un processo di circa un anno fatto di questionari e modifiche all’azienda, per il compilamento dei quali occorre la guida di un’azienda specializzata e adeguatamente pagata – ?
Innanzitutto che si elimini l’uso del contante. Non ho ancora capito perché l’uso del contante non sia sostenibile. Al momento si richiede l’obbligo di accettare carte di credito e bancomat a tutte le aziende.
Apro una parentesi su questo, con un piccolo esempio che faccia capire cosa significhi l’uso delle carte di credito. Ovviamente mi riferisco a me stessa e alla mia azienda, dal momento che è l’esempio che conosco meglio, ma tale esempio è rapportabile a tutto, inclusa la tazzina di caffè espresso.
Anni fa fui assalita un dubbio: accetto carte di credito e pago una commissione. Niente da dire sulla commissione, è un servizio e deve essere pagato ( anche se, dl momento che è lo Stato ad obbligarmi ad accettare le carte di credito, la commissione sembra una tangente legalizzata alle banche). Comunque, “sdoganata” la commissione che ho già accettato come “dovuta”, passiamo a un calcolo più preciso. Diciamo che di 100 euro ne prendo 98. Faccio uno scontrino da 100 euro e su questo totale pago le tasse, a cominciare da un IVA del 22%. Chiedo alla banca: mi fate una fattura delle commissioni, così scarico l’ IVA? la banca non fa fatture. L’IVA della commissione non è scaricabile. Deve esserci un equivoco. Prendo appuntamento con un funzionario IVA – allora si poteva, da dopo il COVID non si può più neanche parlare di persona con una persona vera -. Mi reco all’Agenzia delle Entrate, lascio un documento alla portineria che lo trattiene finché non ne esco (???). Mi accompagnano fuori la porta del funzionario e mi fanno attendere in corridoio. Il funzionario non è pronto – nonostante l’appuntamento. Finalmente entro e spiego pedissequamente. Il funzionario non capisce. Non capisco perché non capisca, in fondo è la sua materia, io sono una cuoca. Ripeto. Mi guarda come se fossi scema. Poi mi dice, come se non fosse ovvio . ” ah, sì. Ma questo sono spese. Deve considerarle come spese”. Davvero? Mi ero ero accorta che sono spese, le pago io. Anzi sono io che pago l’IVA al posto della banca. Il funzionario ha alzato gli occhi al cielo e non ha proferito altra parola.
All’obbligo bancomat seguirà la “moneta inesistente”: i bitcoin per intenderci. Vale a dire: non avremo più denaro e qualcosa mi fa pensare che non avremo il controllo su quello “virtuale”.
Nel questionario ISTAT viene chiesto se investiamo in “fondi di investimento” (perdonate la ripetizione) e in che percentuale. Sapere in cosa investano questi fondi di investimento è una bella domanda che involve una bella ricerca. Io l’ho fatta al direttore della mia banca, che mi ha risposto con un’espressione facciale simile a quella con cui mi ha congedato il funzionario IVA qualche anno fa. La domanda del questionario ISTAT prevede anche una risposta circa la percentuale di denaro destinata ai fondi di investimento di finanza sostenibile, in base al denaro speso dall’azienda. Cioè l’Istat vuole sapere quanta parte del denaro speso dall’azienda è destinato ai fondi per la finanza sostenibile.
Io sono una cuoca. Ma questo rigiro di domande è pernicioso. A di là del fatto che non hanno bisogno di chiedere alcunché, perché algoritmi e computer con controlli incrociati sono in grado di trovare tutto, anche quanti capelli ho in testa, figuriamoci i soldi messi in un fondo attraverso un banca! Ma la domanda è perniciosa.
Ehi tu! quanti soldi hai messo quest’anno nel fondo di investimento…. ?
detto tra noi, tanto questo blog lo leggono in pochi, i puntini nella mia testa sostituiscono queste parole: del capomafia che dietro la cortina del salvataggio della Terra si compra jet privati?
Ancora per parlare di termini usati con significati diversi, un documento del Forum per la Finanza Sostenibile recita: Il regolamento UE 2020/852 ha introdotto nel sistema normativo europeo la tassonomia delle attività economiche eco-compatibili, una classificazione delle attività che possono essere considerate sostenibili in base all’allineamento aglio obiettivi ambientali dell’ Unione Europea e al rispetto di alcune clausole di carattere sociale.
Riporto la definizione di Tassonomia della Treccani:
Tassonomia: Nelle scienze naturali, termine usato spesso come sinonimo di sistematica , ma che in modo più preciso viene utilizzato per indicare da un lato le regole nomenclaturali, dall’altro le tecniche per lo studio teorico della classificazione filogenetica dei viventi, attraverso la definizione esatta di principi, procedure e norme che la regolano. Basata un tempo su criteri essenzialmente morfologici e morfometrici, la t. si avvale anche di metodi e valutazioni di natura biomolecolare, fisiologica e sierologica, combinate ad avanzate tecniche di analisi statistica.
Il termine taxon (pl. taxa) è impiegato genericamente per designare un raggruppamento sistematico di qualsiasi rango (specie, genere, famiglia ecc.).
E’ stato preso un termine usato nelle scienze naturali; si tratta di una classificazione in base a criteri morfologici ( siamo vicini all’eugenetica o sbaglio? chiudo immediatamente la parentesi).
Insomma le aziende verranno classificate in base al grado di sostenibilità.
Come viene “attribuita” la sostenibilità e “da chi” è un altro interrogativo. Possono essere aziende energetiche o studi-aziende abilitati che, dietro lauto compenso, sottopongono le aziende a una serie di questionari. Una micro azienda ha lo stesso questionario di una grande fabbrica. Dal questionario che ho cominciato a leggere non mi risulta che domande siano del tipo: usate prodotti biologici? No. Non sono quelle le domande. Monte delle domande non riguardano l’azienda in questione, ma le aziende con cui l’azienda in questione ha a che fare.
La Certificazione di sostenibilità sembra diventerà a breve obbligatoria: il requisito fondamentale non è “essere sostenibili”, come erroneamente e ingenuamente pensavo, come del resto pensavo di essere a posto con il mio comportamento aziendale “pulito”. No. In realtà si è sostenibili e si può ottenere la certificazione quando si ha a che fare con aziende sostenibili. Con sostenibilità ottenuta con parametri diametralmente opposti a quelli che io pensavo fossero giusti. Un sistema a cerchi concentrici che va a toccare altri cerchi concentrici o a romperli: un sistema di controllo dove il controllo è effettuato dalle stesse aziende su altre aziende: io lavoro con te se tu sei “sostenibile” (ripeto, sostenibile secondo i parametri “ufficiali”). Se non sei sostenibile, non posso lavorare con te, altrimenti non risulto io sostenibile. Operiamo in questo modo un suicidio-omicidio collettivo delle aziende. Rimangono vive solo quelle che fanno comodo al sistema. Non alla collettività. Le aziende in questo modo opereranno un controllo sulle altre aziende, se non altro perché non potranno lavorare con quelle “non sostenibili”.
Sono visionaria?
Dimostratemi il contrario di quello che ho scritto. Ne sarei felice e molto sollevata.
- Fattoria Il Palazzo, Bio-carne
Marcella Ansaldo © 2023
