IL PENSIERO QUANTICO NELLA CUCINA ITALIANA

Il libro è uscito da poco. Ne avevo finito la stesura e la traduzione in Inglese alla fine di settembre 2025. Speravo di pubblicarlo per il mio viaggio negli Stati Uniti a novembre, ma impaginazione, grafica, registrazioni dei diritti d’autore e stampa hanno richiesto un tempo molto più lungo.

Eppure il libro è semplice. Sotto ogni aspetto.

Ho voluto tenerlo semplice, immediato, di facile lettura.

La grafica risponde a questa esigenza: quasi non c’è studio grafico – è stato tenuto volutamente semplice dalla graphic designer Valentina Ruocco Fiume -, come non ci sono, nella scrittura, sovrastrutture psicologiche, culturali, scientifiche. È uscita di getto, dalla mano alla carta. Le foto sono stata fatte per gran parte da fotografi non professionisti: ringrazio tutti per la collaborazione. Il loro lavoro ancora di più focalizza sul significato del libro.

I miei ringraziamenti sinceri a Marta Mariuz, Silvia Zaini, Sergio Giorgi, Maurizio Pini, Joan Manalang per le foto.

I miei ringraziamenti sinceri a Cinzia Oliviero, Renza Rum, Paolo Ansaldo, Franca Ansaldo, Luciana Calamai per i loro ricordi.

Questo libro è un compendio alla spiegazione fisica e matematica del libro – Cucina Quantica – che l’ha preceduto: parla della nostra connessione al cibo nel momento in cui lo manipoliamo.

Un libro che parli di quantistica deve essere anche fresco.

Più spesso, nelle nostre giornate, dovremmo essere liberi da timori, costrizioni mentali ed essere capaci di agguantare l’intuizione che ci passa davanti, ci sfiora il naso e troppo spesso vola via.

Ma le intuizioni sono cose diverse dai sogni. L’ intuizione arriva da un luogo astratto, ci perfora dentro, ci pervade la coscienza per un attimo ed evapora, tra il groviglio delle informazioni ricevute nella vita: famiglia, scuola, lavoro.

Siamo pieni di informazioni e lasciamo che le intuizioni scompaiano.

La nostra sovrastruttura mentale spesso – preferiamo il pensiero ragionato al guizzo di un’idea strampalata – non ce le fa considerare importanti ai fini dello svolgimento giornaliero della nostra vita. Ma se gli scienziati non avessero fermato le intuizioni e non si fossero focalizzati su esse, l’umanità non avrebbe conosciuto progresso. Forse essere geniali significa proprio questo: estraniarsi dalla realtà fisica e vagare nel mondo delle idee fino ad acchiapparne e svilupparne una che diventerà una scoperta.

Pensate che la fisica quantistica non abbia a che fare con la cucina?

La fisica quantistica ha a che fare con tutto. Il Tutto segue le stesse regole: l’universo come l’atomo.

Bisogna GUARDARE. Guardare e basta.

Guardare è farsi pervadere da ciò che è.

In lingua inglese guardare si traduce con I Look. Anche il verbo “sembrare”, in lingua inglese, ha intrinseco il significato di “essere visto” e si traduce nello stesso modo: il fiore sembra (appare, è visto): the flower looks. Come se il soggetto che guarda e l’oggetto che viene guardato siano uniti da una linea. E in effetti lo sono: come se il guardare e l’essere guardato siano la stessa cosa.

Bisognerebbe essere capaci di guardare senza elucubrazioni o giudizi (cosa che io non so ancora fare), senza giustificazioni o complicazioni interpretative. “Così è se vi pare”, scrisse Pirandello. “E’ come è”, diceva mia madre. “Guarda e impara”, recita un proverbio.

Siamo capaci di guardare, semplicemente di guardare?

Ecco: la semplicità sembra essere diventata la cosa più difficile.

Forse se ci spogliassimo di ciò che siamo convinti di sapere, riusciremmo a vederla, la realtà.

Guardate una pesca. Come è la pesca? matura, morbida, con la buccia pelosa, acquosa, fibrosa, gialla….

Guardate la farina di grano saraceno. Come è la farina di grano saraceno? Bianca e nera, come la sabbia…

Guardatele bene le cose.

Guardate bene i cibi:  vi suggeriranno cosa fare di loro.

Marcella Ansaldo © 2026

Photos by Marta Mariuz © 2026

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