Un Progetto Cartografico per il bello e l’utile.

Il Giglio sta cambiando. A dispetto di quanto accade al resto della Terra, il Giglio sta cambiando in meglio. Ma che noi andiamo contro corrente è un fatto risaputo. Mentre il Pianeta soffoca nella plastica, al Giglio lentamente e con i tempi dell’Isola – che sono quelli della ponderazione, che ha a che fare con la saggezza, e della lentezza, che ha a che fare col pigro torpore causato dalla iodio – il Giglio sta migliorando dal punto di vista ecologico e paesaggistico.

Sta accadendo da circa 25 anni a questa parte, cioè da quando il primo dei viticoltori eroici, Francesco Carfagna, ha dato il “la” a una fila di altri imprenditori coraggiosi e non solo. Nel frattempo il Comune ha migliorato il sistema di raccolta rifiuti: non siamo al perfezione… stiamo parlando di migliorie. Gruppi di ecologisti locali e di turisti si danno appuntamento per le giornate di “Giglio è un fiore” raccogliendo rifiuti; il gruppo Nautico organizza “raid” di pulizia di cale e baie; i sub raccolgono sporcizia dai fondali. I sentieri e le mulattiere vengono ripuliti: se ne occupano la Pro Loco, l’Ente Parco, I Forestali: vengono ogni anno percorsi da migliaia di amanti del trekking. Gli orti sono sorti a nuova vita: non si vedono quasi più cancelli sconnessi e brutture “sgarrupate”, ne’ reti da letto arrugginite a fare da siepe: gli orti stanno diventando giardini. E si stanno moltiplicando.
Dopo il costante e veloce abbandono degli orti, nonché delle attività produttive più antiche, per far largo al turismo degli anni 70 e 80, oggi l’orto è diventato il nuovo “status symbol” …. Sperando che questo “ritorno” alle origini e alla nostra identità possa incontrarsi con le esigenze attuali del mercato turistico, di coloro che cercano il prodotto”vero”, di coloro che vanno alla ricerca dell’emozione e delle autenticità.
C’è un cambio di rotta, graduale e visibile. Un cambio che fa sentire orgogliosi ancora di più di essere originari di questo luogo.
Io ci credo. Sono ottimista. Il Giglio farà un ottimo lavoro.
Sono certa che il Giglio riuscirà a mantenere il turismo e farlo combaciare con il desiderio di recupero di ciò che un tempo era considerato passato di moda.
È questo ciò che bisogna fare.
Non si può ripudiare il presente con le sue tecnologie.
Ma possiamo usarle, queste tecnologie per recuperare e conservare ciò che abbiamo.
Sì, è questo ciò che dobbiamo fare: conservare.
Sono convinta che questo lavoro sia uno dei più preziosi al mondo, se non il più prezioso. Oggi siamo governati dalle multinazionali ( o dovrei chiamarle “sovra-nazionali): del cibo, dei semi, del farmaco e gli ultimi arrivati, quello delle comunicazioni, quelle che conoscono i nostri dati, che hanno le nostre informazioni. In un mondo che ci vuole uniformare, livellare, appiattire, il mantenere le nostre competenze, le nostre tipicità, il nostro sapere, la nostra individualità, è l’unica arma anche abbiamo. Ecco perché considero questo lavoro preziosissimo.

Nei primi giorni di maggio, ho avuto un incontro con Laura Barni. Laura è una nuova Gigliese: è venuta ad abitare al Giglio, il luogo in cui sono nata, molti anni fa. È la factotum di un’associazione che tende a preservare il bello, il buono e l’utile che c’è su quest’isola, a far sì che questo patrimonio venga rivalutato, e che sia una fonte di sostenimento.
Ci sono altre associazioni, tutte volte alla conservazione e sviluppo sostenibile del territorio. Laura Barni è una dei responsabili e la più accanita sostenitrice dell’associazione “Laudato Sii” che annovera alla data odierna circa 70 soci.
Ho chiesto a Laura quanti partecipassero a questo progetto e la risposta è stata : una cinquantina… sessanta… – La mia esclamazione è stata urlata e spontanea: – CASPITAAA! – C’è un consiglio di amministrazione e un presidente. Di nuovo: – CASPITAAAA! – una cosa davvero nuova per il Giglio, dove ha sempre prevalso l’individualismo.

Cristiano è “la mano” : colui che si occupa della cucina di Sparavieri. Sparavieri è un luogo fantastico, sopraelevato rispetto alla baia del Campese. Il locale è poli-funzionale e si possono trascorrere ore “informali” sulle terrazze davanti a tramonti indimenticabili, assaporando colazione, pranzo, aperitivo e cena, con prodotti ittici e agricoli locali trasformati dall’abilissimo Cristiano .

È partita dal basso e dal piccolo, Laura – e anche l’associazione. Dal basso, dalla terra e dai suoi prodotti, selvatici, spontanei e coltivati. Dal piccolo: una micro-produzione di confetture e sali aromatizzati.
Cristiano e Laura stanno sperimentando altre conserve che saranno, in un futuro molto prossimo, in vendita. Sono conserve originali, di quelle che si possono fare solo qui o quasi. E che comunque altrove non avrebbero il “cipiglio” il carattere granitico, salato e testardo che hanno essendo nate qui. Perché tutto qui è più intenso: colori, profumi e sapori. Già esiste una micro-produzione di marmellate – rigorosamente fatte con frutti coltivati al Giglio o frutti spontanei, come le corbezzole. Esiste anche una “aromatizzazione” del sale con erbe di campo, agrumi isolani, spezie. Presto troveremo anche le “giardiniere” scaturite dalla sapienza e dalla fantasia di Cristiano e Laura e che, appena possibile, saranno sulle tavole a Sparavieri.

L’aperitivo del Giglio è selvatico: lampascioni, aglio pazzo, porro, finocchio di mare: tutto rigorosamente spontaneo, cotto in aceto ottenuto da vino Ansonico del Giglio e conservato nel buon olio extra vergine del Giglio
Finora ho menzionato solo Laura e Cristiano: ma ci sono Francesco, Lisa. Walter, Claudio e … altri 65. Ognuno con il proprio daffare in ambiti diversi e complementari.
Poi c’è l’ostello, per accogliere ragazzi ed escursionisti; c’è una barca da pesca che serve soltanto il locale di Sparavieri e per l’attività di itti-turismo.

Ma dove vuole arrivare Laura Barni, e con lei una buona fetta di “persone di buona volontà”?
Il progetto è massiccio e implica tante competenze. Laura è architetto, ha conoscenze di marketing. Si è innamorata dell’isola e sa che al Giglio queste competenze ci sono. Si tratta di un progetto cartografico: la mappatura dei “capannelli”, le costruzioni tipiche che punteggiano l’isola ovunque.

Costruiti in epoche diverse e lontane avevano funzioni disparate, ma erano soprattutto legate all’agricoltura. Già, perché l’agricoltura sull’isola è stata fondamentale: l’ha resa, per usare un termine moderno, auto-sostenibile per secoli. I pendii, dalla vetta fino a pochi metri dal mare, erano – e tutt’ora sono – completamente terrazzati e presumibilmente interamente coltivati. Fare una mappa attuale della situazione agricola, compararla con la mappa agricola storica e anche con la mappa dei capannelli, sarebbe un primo passo per avviare un piano “agricolo per l’isola”. L’isola è ben diversa dalla terraferma e non possono valere gli stessi principi validi su territori vasti. C’è bisogno di un piano agricolo che tenga conto delle caratteristiche territoriali.
Si tratta di un progetto ambizioso, in cui devono convogliare compente storiche e archeologiche, competenze di architettura di esterni e di ecologia, competenze di agraria. Al Giglio ci sono archeologi, storici del territorio, architetti, agrari.
Assolutamente “do-able” direbbero i miei amici americani.
Si, si può fare.
Laura si assumerebbe la responsabilità del coordinamento. Oltre a quello di raccogliere erbe e frutti e farne capolavori del palato.
Laura Barni parla di un Progetto Cartografico.
Queste sono le sue parole:

- …..un piano agricolo territoriale sull’isola che preservi la bio-diversità ( termine inflazionato oggi, ma vero e reale in posti come questo) . Ci sono all’interno del nostro territorio i contadini custodi del patrimonio agricolo e forestale che devono fare attenzione che non avvengano sconvolgimenti, che non venga distrutta la natura di qui… come del resto hanno sempre fatto, impedendo fuochi, raccolta indiscriminata di ogni pianta: regole che sono sempre esistite per secoli senza che vi fosse un Parco istituzionalizzato a imporle. Abbiamo già figure “ufficializzate” con le “comunità del cibo”. Ciò che è difficile è fare “condivisione”: è il tema atavico dell’isola – e un po’ di tutte le isole.
- Tornando al nostro progetto: da una mappatura dovremmo passare al tridimensionale: il paesaggio. Lo studio della variazione del paesaggio: da un “prima”, quando sembrava che l’isola non fosse verde per niente perché era tutta coltivata, alla fase intermedia dell’abbandono, per cui la macchia si è re-impossessata del luogo e l’isola è diventata verdissima. Poi nuovamente un passaggio diverso, quello odierno: si mantiene la bellezza della macchia mediterranea pur coltivando le terrazze, specialmente con la vigna.
- Questo passaggio va studiato, analizzato, fotografato. È un paesaggio selvaggio e agricolo al tempo stesso: per la bellezza del ripristino perché tutto questo sia in armonia, che non ci sia una prevaricazione delle coltivazioni sulla flora spontanea. Il paesaggio fa parte delle bellezze naturali considerate patrimonio universale….”. La nostra associazione si presuppone di organizzare percorsi enogastronomici su territori storici. Già con il ripristino dei sentieri ad opera di varie entità e con la l’ istituzione della Festa delle Cantine, il Giglio ha fatto un grande passo. –
Qual è la mia opinione? Che al Giglio in realtà si sta sviluppando quel sentimento di coesione e condivisione che era mancato in passato. Queste associazioni hanno fatto pasi da gigante in questo senso. Gigliesi “autoctoni” e Gigliesi di “elezione” hanno saputo creare il collante. Hanno visto in profondo il nostro “Patrimonio Universale” e hanno avuto la visione del futuro. Io ci credo.
Marcella Ansaldo ©



