Comincia da qui: una giornata di primavera e l’allegria dei papaveri.

Mi cimento di nuovo nella pasta con i fiori “dentro”. Vorrei ottenerne tavolozze con i colori e le forme. E’ possibile lasciare che fiori e foglie risaltino nella loro bellezza sulla pasta solo a costo di fare una sfoglia spessa: quindi con pizze o torte salate.
A me la pasta piace sottile e nella stesura si ottengono colori “diluiti” e fiori informi come amebe.
La tecnica è quella di inserire fiori tra due strati di pasta e poi passarli nella macchina per assottigliarla. Ma si “assottigliano” anche i fiori che si spalmano si allungano nella pasta.

Era successo anche con la borragine:
Vado avanti col lavoro e decido di dare una forma floreale al mio piatto.
Utilizzo foglie di papavero e foglie tenere di malva. Le faccio bollire in acqua salata per 5 minuti, le faccio scolare, le strizzo e le trito. Faccio un composto simile a quello dei ravioli di borragine: patata lessa, tuorlo d’uovo, Parmigiano al posto del pecorino, sale e pepe.
Taglio la pasta a dischi, che metto in fila leggermente sovrapposti. Vi spalmo il ripieno. Poi arrotolo, cercando di tenere allargati i petali della composizione.
Anche questo lo metto in forno, dopo averlo spennellato con olio e sale.

Il sapore è delicato e delizioso. Ma io mi conosco: non sarò contenta finché non avrò trovato il modo di renderlo ancora più bello.
Marcella Ansaldo ©




