Sono una nonna e conosco altre nonne.
Sono una chef da molti anni e sono anche un insegnante.
Come chef e insegnante ho seguito tecniche, misure, proporzioni. Niente di male in questo. Solo che, come la maggior parte di voi, mi chiedevo come mia zia, mia nonna, mia madre potessero cucinare senza seguire alcuna ricetta. O meglio, alcuna formula scritta (ricetta, in italiano, significa “formula”), se non l’intuizione data dai loro sensi. Chi non ha mai sentito una nonna dire frasi come: un pizzico di questo, una manciata di quello, il tempo che ci vuole…?

Maria Vittoria con sua figlia Gaia
Crescendo “Nonna”, mi sono guadagnata la stima per queste Nonne che sanno il “come” anche se non sanno il “perché”. Non conoscono la chimica dietro le trasformazioni in cucina, ma sanno cosa succede e come, a seconda di come muovono le mani.
Ho sottovalutato – o forse abbiamo sottovalutato tutti – l’operato delle nonne, eppure mia madre cucinava tutti i giorni, due volte al giorno, e metteva in tavola piatti gustosi e, nella loro semplicità, sempre diversi.
Ho sottovalutato la consapevolezza dei suoi sensi fisici, la sua coordinazione, la sua tempistica, la capacità di creare prelibatezze con pochi soldi, come anche quella di tenere la famiglia unita attorno alla tavola.
Ora io (e voi tutti) abbiamo la possibilità di cucinare con una Nonna della campagna toscana, di vedere come si presentano gli ingredienti “autentici” e come si “comportano” con azioni meccaniche, mescolandosi con altri ingredienti e sotto l’effetto del calore. Abbiamo tutti la possibilità di “allenare” il nostro palato, di riempirci l’anima con il meraviglioso paesaggio delle colline toscane e di sperimentare la gioia in bocca.
Alcuni anni fa ho scritto questo post:




In invero al caminetto, in estate in giardino
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Marcella Ansaldo © 2026
