Quando ero bambina ero solita fare un gioco semplice a tavola con mia sorella: gareggiavamo a chi avesse il colore più bello dell’acqua.
So che pediatri, pedagogisti e genitori saranno terrorizzati da queste parole: bevevo vino da quando ero molto piccola, forse a 5 o 6 anni. Non proprio VINO VINO. Ma mia madre versava una o due gocce di vino nei nostri bicchieri pieni d’acqua. Ecco perché io e mia sorella facevamo a gara a chi beveva il colore.
Questa è l’abitudine italiana a tavola: bere vino. Non una bottiglia. Solo un bicchiere. Questo accade ancora oggi: i ristoranti servono il vino al bicchiere.
Sono così abituata al vino che per me non è mai stata una voglia di uscire solo per bere. Per la mia generazione, fatta eccezione per alcuni casi, la gente non usciva solo per bere e ubriacarsi. Il vino era qualcosa di comune, non proibito, era ed è parte del nostro pasto quotidiano. Quindi uscire significava andare al cinema, andare a ballare, andare al ristorante, fare un viaggio, andare a casa di qualcuno, andare a giocare, andare ovunque ma non uscire solo per ubriacarsi e stare poi male.
Per essere onesti, non ricordo di essermi mai ubriacata in vita mia, eccetto l’unica volta in cui il mio ragazzo mi ha fatto uno scherzo poco carino all’inizio della nostra relazione, circa 50 anni fa. Avevo sedici anni ed ero molto sensibile all’alcol. Lo sono ancora. Non bevo mai – i clienti, gli studenti e gli amici che vengono a scuola sanno che non lo faccio -, se non un singolo bicchiere di vino quando sono a tavola con la mia famiglia e i miei amici.
Più spesso di un bicchiere di vino puro, potrebbe capitarmi di colorare l’acqua con qualche goccia di vino a tavola. Come dice un mio amico, niente placa meglio la sete di un bicchiere d’acqua con un dito di vino quando è molto caldo. Come mi piace dire, niente pulisce la bocca dopo il pasto, meglio di un sorso di vino annacquato.
A dire il vero, anche gli antichi Romani aggiungevano acqua al vino e cubetti di ghiaccio: conoscevano un sistema per trasportare la neve dalle montagne e conservarla in grotte sottoterra.
L’ Acqua Forte non è quindi una novità sulla tavola italiana.



