Come riporta la pagina 45 del libro “Giglio Beato Scoglio”, dei giovanissimi scrittori Armando Schiaffino e Domenico Solari edito nel 1970, nella Valle del Dolce c’è un mulino costruito da un certo Fra’ Rocco, a testimonianza della proficua attività agricola sull’ isola. Il periodo, se è quello del Granduca Leopoldo di Lorena, è fine 1700.
Le isole, si sa, hanno da sempre dovuto essere “auto-sostenibili”, per usare un termine abusato oggi – quasi sempre a sproposito. L’isola è… isolata. Se non produce cibo non permette la sopravvivenza.
Nella Valle del Dolce scorre un ruscello, tra i più allegri tra quelli dell’isola, che scorre anche su larghe “coti” di granito lisce.
La foto di copertina mostra parte del versante occidentale dell’ isola , con Montecristo all’orizzonte. E’ evidente in questa foto, la vallata che divide due poggi che quasi “spacca” il territorio, come un piccolo canyon.

Qualche anno fa i è capitato di osservarci le libellule blu: sembrava di essere nel bosco incantato dalle fatine che spargevano polverina luccicante e magica.
Non avevo mai visto il mulino, perché non si trova sullo direttamente sul sentiero: prima del ruscello bisogna deviare verso il basso e così mi è sempre sfuggito.
Con queste foto da drone scattate da Matteo Mariuz, se ne capisce bene la struttura, dotata dell’edificio del mulino e di una diga per contenere un bacino più a monte, alimentato da canali scavati nella roccia.
Queste foto mi hanno fatto venire un gran desiderio di vedere qualcosa che mi vergognavo di non aver ancora trovato.
Sono andata per Pasqua, sperando di trovare sia il mulino che le libellule, ma quest’ultime non dovevano essere ancora uscite dalle crisalidi.


fino al guado di granito del ruscello


Marcella Ansaldo © 2022















